| Fabio Volo Il giorno in più |
|
|
|
| Martedì 06 Aprile 2010 11:03 | |||
|
Ho impiegato un anno e mezzo per comprare questo libro. Ed è andato via in un soffio nel dicembre del 2009, sull’autobus casa/ufficio. Certo la scrittura è proprio immatura e, se qualcuno dovesse chiedermi se lo considero un gran libro, risponderei tranquillamente “un libro per annoiarsi meno inautobus”. Tuttavia il pieno di luoghi comuni e banalità fa anche sembrare il racconto più umano e la storia di Giacomo e Michela più vicina alla quotidianità. Inoltre, il libro fa venire una gran voglia di dare un taglio ala propria vita, cambiare aria e visitare NY. Da sottolineare alcune scene comiche, veramente forti e che mi ricordano molte cose vissute. Forse è qui che si pò ritrovare la forza di FV: la capacità di raccontarci una quotidianità a volte troppo monotona e senza scopo.Riporto un piccolo pezzo:
…Siamo scesi e abbiamo preso due caffè. Poi siamo andati a passeggiare e ci siamo seduti su una panchina sull’Hudson. Di fronte a noi, l’oceano. Avevamo parlato tanto in quei giorni insieme. Ma lì, seduti su quella panchina, nell’attimo in cui forse avevamo bisogno di parlare più di ogni altra volta, non ci siamo detti nulla. Ci siamo guardati in silenzio, riflessi nell’orizzonte di fronte a noi. Eravamo arrivati al punto, al risveglio dal sogno, alla fine della favola. Il momento della scarpetta persa. In realtà, ci siamo detti poche parole perché c’era poco da dire. Sapevamo tutti e due che rimanere fedeli al gioco era la cosa giusta da fare. Che se fossimo rimasti legati l’uno all’altra ci saremmo visti qualche volta per qualche mese e tutto sarebbe sfumato, peggiorato, banalizzato. Almeno quello era ciò che pensavo in quel momento. Ricordo solo che Michela, a un certo punto, mi ha detto: «È la prima volta che vivo un’esperienza del genere, Giacomo. La possibilità di poter esprimere tutto ciò che ho desiderato nel profondo del cuore senza la paura di essere fraintesa. Senza dover giustificare o spiegare mai un sentimento, un’azione, un gesto, una parola. Qui, in questo nostro posto, ci siamo arrivati insieme. Non saprei tornarci da sola. Se ragiono con il cuore, penso solo che non sono mai stata così con una persona. Soprattutto in così poco tempo... Se ragiono con la testa... beh, sai cosa penso». …spesso ciò che è meglio non è quello che fa stare bene...Pioveva…Quella pioggia era solo una sensazione. Quel gioco mi aveva reso migliore. Avevo fatto progressi enormi nell’espressione della mia emotività. Il fatto che stavo male voleva dire che avevo fatto passi da gigante. Michela era stato un bell’incontro... ...La pastiglia mi ha fatto crollare in un sonno profondo. Sarei tornato alla vita di sempre. Portatore di un’esperienza da me mai vissuta prima.
Buona Lettura!
|



