Deviazione (Lizzie Simon) PDF Stampa E-mail
Sabato 04 Dicembre 2010 10:20

La gente che si dedica alla crescita personale, cresce. (Lizzie Simon)

Doveva essere uno dei primi libri del punto book crossing del mitico ‘Teca’, ma in attesa del mobiletto (e del permesso del Teca_barista) ho portato questo libro con me al GHC.

Il libro racconta di un viaggio dell’autrice (Lizzie) alla ricerca di ragazzi e ragazze (sotto i trent’anni) – lei lo chiama il branco -  che si trovano ad affrontare, come Lizzie, il disturbo bipolare.  E’ in questa condizione di recluso leggere di un cammino mi ha permesso, ancora una volta, di uscire di qui.

Allo stesso tempo la curisità per questo argomento nasce da una casualità incredibile e terribile: a maggio, mentre entravo a Radioterapia, una mia cara amica faceva il suo ingresso a Psichiatria. Non so cosa le hanno diagnosticato, non mi interessa. Ma volevo capire, leggendo il libro, cosa volesse dire convivere con una malattia mentale. Lei ora sta meglio. Recentemente ha saputo della mia malattia ed il mese scorso è venuta a trovarmi. Siamo stati bene insieme e, anche se ha tirato fuori tanti capelli bianchi,  la sua dolcezza e forza sono ancora li.

 

 

L’idea del libro è racchiusa tutta in questa frase, ve la lascio, non potrei aggiungerci altro.

'"La  mia è una crisi dell’identità americana, nata alla nascita, cresciuta nel tempo in innumerevoli esperienze di alienazione e d’insania, portata a maturazione al vertice della mia accettazione nella società, ed esplorata ed esplosa più recentemente nel corso del viaggio a bordo del fuoristrada di mio padre da Providence alla California, andata e ritorno, a pochi mesi dall’inizio del nuovo secolo, iin missione di ricognizione di affini, alla ricerca del branco".

Tuttavia c’è un altro passo che mi ha posto tante domande, come uomo, come cittadino europeo, come economista. Riguarda la differenza sostanziale fra il nostro sistema sanitario basato sulla tassazione generale e quello statunitense basato sulle assicurazioni:

“E lo sanno tutti che le assicurazioni sanitarie fanno schifo. La mia paga il cinquanta per cento, fino a cinquecento dollari ogni anno solare. Ora, se fai psicoterapia, bastano per cinque settimane, e soltanto se ci vai una volta alla settimana – senza contare i controlli medici, senza contare gli esami di laboratorio – [...] “.

La mia amica ed io non abbiamo sborsato un soldo, non dobbiamo pensare al costo delle cure. Sappiamo che sono le migliori disponibili e che le abbiamo pagate (e continueremo a pagarle per noi e per altri) con la tassazione generale. Negli Stati Uniti?

Le mie domande nascono da una constatazione: il mio amico fritz è raro per quelli della mia età ed un assicuratore avrebbe forse avuto buon gioco a convincermi che il costo aggiuntivo della sua copertura “non valeva la pena”..

 

Beh ovviamente preferisco essere qui, dove la salute è un bene di interesse generale. Ma sicuramente ci saranno fior fior di economisti (vitteme de “Il Peccato di Adam”) con argomenti validi sull’inefficienza del sistema italiano...

 

Buona Lettura!

 

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